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LA DOPPIA FACCIA DELLA QUARANTENA FORZATA - Associazione Future Is Now

LA DOPPIA FACCIA DELLA QUARANTENA FORZATA

LA DOPPIA FACCIA DELLA QUARANTENA FORZATA

di Esmeralda Fanti

La quarantena continua a mantenere il podio tra le misure migliori per combattere la pandemia, ma il suo prolungamento sta abbattendo gli animi di migliaia di cittadini e causando numerose crisi psi- cologiche e violenze.

Il primo focolaio di Covid-19 in Italia è stato individuato il 21 Febbraio 2020. Da quel giorno, il virus ha continuato a diffondersi per le regioni italiane, colpendo maggiormente i territori settentrio- nali.

Fortunatamente, la diffusione del virus verso il Mezzogiorno è stata parzialmente bloccata dalle misure di contenimento emanate dal Governo ita- liano il giorno 9 Marzo 2020. Fra queste misure, emerge l’obbligo di quarantena per tutti i cittadini italiani eccetto coloro, che necessitassero di uscire di casa per intraprendere attività lavorative essen- ziali. Queste misure prevedono che i cittadini esca- no dalle loro case solo per fare la spesa alimentare o altri acquisti essenziali, per portare fuori il cane o per fare jogging nei pressi della loro abitazione. Secondo l’AGI, l’Agenzia Giornalistica Italiana, nel mondo, circa 3,38 miliardi di persone oggi sono coinvolte nelle misure di contenimento del virus e quindi costrette a rimanere a casa. Fortunatamente, le misure per avviare la fase due per gestire la crisi sanitaria sono in corso in Italia e in altri Paesi euro- pei. Il governo italiano per ora ha annunciato che i cittadini italiani il 4 maggio acquisiranno più liber- tà di movimento, con un programma scaglionato per fasi a seconda delle attività e dei servizi.

Le misure di contenimento del Governo italiano sono talmente severe, che all’estero se una nazione impone il lockdown totale si dice che sta eseguen- do il “modello italiano”. Il Governo Conte ha deci- so di effettuare tali restrizioni severe, perché pur- troppo l’Italia ancora oggi rimane il secondo Paese che conta il maggior numero di morti a causa della pandemia e che per oltre un mese ha detenuto il primato, dopo essere stata superata dagli Stati Uniti. Il “modello italiano” è risultato severo, ma efficace dopo due mesi, poiché in Italia si sta regi- strando un calo dei decessi giornalieri, dei casi positivi rinvenuti ogni giorno e dei ricoveri in tera- pia intensive (333 morti il 27 aprile 2020 e ridu- zione dei contagiati).

Le dure restrizioni di contenimento sono state la causa del totale cambiamento della routine quoti- diana di ogni cittadino italiano. Migliaia di cittadi- ni da un momento all’altro, da inizio marzo, hanno visto bloccati o completamenti svaniti tutti i loro progetti futuri. Ogni lavoro, progetto o programma interno o estero è stato immediatamente bloccato, eccetto quelli che si possano effettuare attraverso la modalità di smart working. Inoltre, molti lavorato- ri senza un regolare contratto hanno perso la loro occupazione e qualunque contributo derivasse da essa, mentre altri contano su una Cassa integrazio- ne con la quale a malapena poter arrivare a fine mese. Tutte le scuole sono state chiuse già da fine febbraio e hanno seguito poi anche gli atenei uni- versitari.

Gli studenti seguono le lezioni online ed effettuano le verifiche o gli esami sul computer. Coloro che possiedono attività commerciale, che implicano un contatto con i clienti, per esempio i negozi di dettaglio, sono stati costretti alla chiusura temporanea sino al 1° giugno 2020, e, quindi, hanno perso una stagione ed ogni cliente. Non tutti fortunatamente (sono stati fatti salvi gli alimentari), ma una netta maggioranza di loro.

Ogni cittadino italiano ha subito uno stravolgimen- to dei propri progetti futuri, anche se occorre pren- dere atto che il Governo si è fatto forte di poteri straordinari assegnatigli dall’art.120 della Costituzione italiana, ancorché in politica vi sono molte discussioni e distinguo tra decreto legge delegante e DPCM delegato.

Tuttavia, questa situazione tragica per la tutela della salute pubblica, ha suscitato nell’animo di ogni cittadino una profonda sensazione d’incertezza riguardo al proprio avvenire e d’inutilità di fron- te alla loro reclusione forzata che non gli permette di vivere normalmente la loro vita, secondo le libertà e i diritti costituzionali.

Da una parte, un gran numero di lavoratori italiani non sa se perderà il lavoro, se non l’ha già perso, o la sua attività commerciale andrà fallita a causa delle misure di chiusura totale. Poiché si è sub dichiarazione di emergenza nazionale dal 31 gen- naio 2020. Dall’altra parte, i giovani neolaureati non sanno se avranno la possibilità di andare a lavorare all’estero nei prossimi mesi a causa della pandemia e della chiusura di tutti i confini dell’UE da parte della Commissione europea il 17 marzo 2020.

Tutto ciò, mentre, molti studenti italiani, sia matu- randi che universitari ,sono ignari riguardo alla loro possibilità a settembre 2020 di poter iniziare a studiare nelle università estere. Inaspettatamente alla maggior parte della popolazione italiana è stato imposto di rimanere nelle proprie mura domesti- che, di bloccare il corso della loro vita, all’inizio fino al 4 aprile e poi fino al 3 maggio e poi per alcuni sino al 1 giugno 2020.

In questa situazione, molte persone che hanno visto i loro cari morire senza neanche poterli salutare o che hanno visto crollare tutte le loro certezze improvvisamente per una causa naturale (ma misteriosamente virale) sono cadute in una profonda depressione. In Italia non sono i pochi i casi nei quali molte persone hanno cercato di suicidarsi o si sono suicidate, dall’inizio delle misure di contenimento. Per esempio, un ragazzo di soli 29 anni a Torino si è suicidato a causa di un licenziamento dalla propria azienda. Chi viveva alla giornata o di piccoli espedienti ha visto sparire ogni possibilità di sopravvivenza e si è dovuto rivolgere alla Caritas e all’assistenza dei Comuni o di alcune Fondazioni e Onlus per soddisfar ei bisogni essen- ziali.

Inoltre, in Italia molti cittadini vivono in apparta- menti minuscoli, per esempio di 30 metri quadrati, con più persone e che devono sopportare ogni gior- no un sovraffollamento nella loro stessa casa. Tantissimi cittadini, soprattutto nelle città, non vivono in case che dispongono di un balcone o di un terrazzo e al massimo, se sono fortunati, posso- no andare a prendere un po’ d’aria nel loro terrazzo condominiale, quando non è con tetto a embrici o tegole.

Sono numerose poi le persone, soprattutto anziane, che in questo periodo soffrono di una solitudine acuta poiché gli stessi parenti non possono andare

 

a trovarle a pena di rischio di essere sanzionate dalla forza pubblica. Gli anziani non hanno la possibilità di uscire di casa perché troppo vulnerabili, ma allo stesso tempo non possono comunicare con nessuno poiché vivono in solitudine, che può diventare causa di psico-patologia.

Altresì, l’isolamento forzato in Italia ha portato ad un considerevole aumento delle violenze sulle donne all’interno delle mura domestiche. Violenze che a volte sono sfociate in veri e propri femmini- cidi. Un dato che purtroppo sta accomunando tutti Paesi del mondo, come ha enunciato L’OMS (Organizzazione Mondiale Sanità) già ad inizio aprile. Secondo l’OMS, l’isolamento forzato ha portato ad una moltiplicazione dei casi di violenza su donne e bambini nel mondo. In Italia si sono verificati una serie di casi di femminicidio dopo l’imposizione della quarantena.

Spesso questi episodi sono stati causati proprio dalla convivenza forzata con un compagno violento, come ad esempio rivela il caso della giovane 27enne Lorena Quaranta uccisa dal fidanzato e convivente a Furci Siculo il 31 marzo 2020. Le donne, che già vivevano in un rapporto conflittuale e di sopraffazione con il proprio compagno aggressivo, sono state costrette ad affrontare que- sto rapporto violento ogni ora del giorno all’inter- no della loro abitazione.

Prima della quarantena, le donne potevano provare a scappare oppure evitare di trascorrere la maggior parte del loro tempo con il loro compagno violen- to, mentre ora sono costrette a passarci giornate insieme e hanno paura perfino a chiamare i centri antiviolenza a causa della presenza fissa del loro aguzzino. Le donne italiane possono chiamare i centri antiviolenza o coloro che riescono a scappa- re possono rifugiarsi nelle case rifugio, che, però, sono quasi tutte piene ed affollate. I fondi econo- mico-finanziari sbloccati dal Dipartimento delle Pari Opportunità il 2 aprile u.s. sono stati distribui- ti dallo Stato alle Regioni, ma nessuna Regione ancora li ha attivati e resi esecutivi.

Alcune Regioni hanno cercato di affrontare la situazione della violenza domestica in modo inno- vativo, come in Trentino Alto Adige, dove il Capo della Procura di Trento ha emanato una direttiva che prevede che sia il maltrattante ad essere allontanato dalla casa familiare in caso di violenza, e non la donna, che spesso ha anche i suoi figli mino- ri al seguito e anche essi sono oggetto frequente di violenza aggressiva e inusitata.

Tuttavia, dopo oltre due mesi dall’implementazione delle misure di contenimento, in Italia è emerso che la quarantena forzata possiede due facce. Una faccia affronta con successo la riduzione della dif- fusione del virus mortale in Italia, l’altra, invece, è la causa dell’aumento di violenza nelle mura domestiche e di crisi psicologiche negli animi dei cittadini italiani.

Il governo italiano non è stato chiaro su come risol- vere l’aumento dei femminicidi, dei suicidi, delle violenze e delle persone in depressione a causa delle restrizioni severe di contenimento. Tutto il popolo italiano spera che le maggiori libertà di cui forse potrà godere dal 4 maggio p.v. consentiranno di risolvere queste crisi e violenze tragiche all’in- terno delle mura domestiche. Ciò in quanto occorre curare il corpo, ma anche la psiche.

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