INTERVISTA AI TRE GALLERISTI DI THE ORANGE GARDEN:

INTERVISTA AI TRE GALLERISTI DI THE ORANGE GARDEN:
 
a cura di Giulia Mastropietro.
 
Incontriamo oggi Arturo Passacantando, Alberto De Rita e Tommaso De Benedectis, i tre giovani galleristi dello spazio “The Orange Garden” –via dei Volsci 123 Roma, con la volontà di creare un luogo di ricerca e promozione delle più recenti tendenze dell’arte contemporanea.
 
Si occupano di giovani artisti emergenti:
 
Eleanor Begley, Costanza Chia, Leonardo Crudi, Lucrezia de Fazio,
Gaia di Lorenzo, GB group, Pietro Pasolini, Carlotta Roma, Rene Wagner.
 
Come sei diventato gallerista e qual è stato il tuo percorso?
 
Il progetto di creare una galleria d’arte è nato 10 anni fa da un sogno utopico giovanile, quando io, Alberto e Tommaso parlavamo per le strade di San Lorenzo di tutto quello che avremmo voluto fare, ossia creare un collettivo che potesse funzionare da incubatore per i sogni dei suoi membri. Ho iniziato il mio percorso con i GB group a Londra, organizzando le loro prime performance come documentarista e da lì è nata la mia passione che con il tempo mi ha portato a contatto con altri artisti.
Dopo questa mia prima esperienza, il sogno si è materializzato e abbiamo deciso di creare questo collettivo per dare spazio a nuovi artisti emergenti.
 
Quali sono le difficoltà di questa professione?
 
Come disse Seneca, “Le difficoltà rafforzano la mente, come la fatica rafforza il corpo”. Uno dei momenti più difficili è quando bisogna mettere insieme le idee e rapportarsi gli uni agli altri.
Più volte infatti, ci siamo trovati in uno stato di aporia, ossia nell’impossibilità di dare una risposta precisa ad un problema poiché ci si trovava di fronte a due soluzioni che per quanto opposte sembravano entrambe apparentemente valide. Ed è proprio da questo stato di aporia che la nostra mostra prende inizio, con l’obiettivo di creare una struttura organica dove la tensione stessa, nata dall’incompatibilità tra queste idee,
diventa fautrice dell’unificazione di forze antitetiche.
La difficoltà è dovuta anche a Roma, dove è ancora assente il concetto di “comprare l’arte” e per di più non è accessibile a tutti. La forza non deriva mai dalle vittorie ma superando gli ostacoli.
 
Qual è il tuo ruolo nella galleria?
 
Noi siamo un collettivo, il mio ruolo come quello di Alberto e di Tommaso è quello di fare da management agli artisti: seguire il loro percorso, stando in stretto contatto.
Ognuno di noi porta con se un proprio background ma nessuno di noi ha un ruolo prestabilito, ciò che conta è il dialogo e il sapersi mettere in discussione.
Non siamo solo una galleria, siamo qualcosa che va oltre: è fondamentale per noi costruire e coltivare rapporti con gli artisti. Per me è come avere “una ragazza”: devi comprendere la loro situazione e loro la tua e tutto deve funzionare in maniera fluida e “naturale”.
 
Da dove e come è nata l’idea di creare questo nuovo spazio?
 
Tutto è nato dal collettivo e questo spazio è l’inizio di tutto, l’archetipo.
La nostra galleria non è un contenitore asettico di opere d’arte ma è il luogo dove l’arte prende vita.
Questo spazio rimarrà comunque uno spazio espositivo ma vogliamo anche trasformarlo in una art factory in cui gli artisti possono sentirsi “a casa”, dialogare tra loro e dare vita a collaborazioni.
 
Qual è il tuo rapporto da curatore d’arte contemporanea con l’arte del passato?
 
Come abbiamo detto prima, ognuno di noi ha un proprio background.
Io (Tommaso) ho studiato storia dell’arte specializzandomi nell’arte futurista. Credo che conoscere la storia sia fondamentale.
Per sapere dove si sta andando bisogna conoscere da dove si viene. Il passato non puoi negarlo,ma è un passato inteso come “sapere” non come nostalgia.
Bisogna pensare al futuro, conoscere l’antico per rivitalizzarlo e “ripensarlo”.
 
Cosa ne pensate del sistema dell’arte contemporanea nel nostro paese?
 
Fin ad ora non possiamo dirti nulla, è solo da tre anni che ci occupiamo di questo campo.
Riteniamo che il sistema dell’arte in Italia giri a senso unico, ed è per questo che vogliamo creare uno spazio che abbracci tante realtà diverse. Uno dei problemi principali è che altrove vince la qualità e qui vincono i contatti.
 
Ed ora un’ultima domanda: progetti futuri?
 
Abbiamo molte idee in via di sviluppo, sarà tutto da scoprire.
“Accidere ex una scintilla incendia passim”
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