Future Is Memory

Come si può raccontare l’orrore della Shoah a degli studenti?
Forse il primo passo é vedere con I propri occhi i campi di sterminio nazista. Così cento ragazzi provenienti da tutta Italia in questi giorni hanno fatto le valige e sono partiti per Auschwitz. Con loro ci stava Gianmarco Ingafu, COORDINATORE FINAS Latina e provincia della regione Lazio, la ministra dell’istruzione Valeria Fedeli e alcuni rappresentati dell’ UCEI, l’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane.
Quando arrivi ad Auschwitz il silenzio è assordante. Condizione umana più misera non c’è e non è pensabile. Più giù di così non si può andare. Sei milioni di ebrei morti per la sola colpa di esistere. Ma con loro anche oppositori politici, rom, disabili,omosessuali.
Riprendendo le parole di David Meghnagi (psicoanalista, professore ordinario di Psicologia Clinica e direttore del Master di Secondo Livello in Didattica della Shoah presso l’Universitá degli Studi di Roma Tre) in Ricomporre l’Infranto (Marisilio, 2005)proviamo adimmaginare di non avere piùnessuno dei nostri cari, che da ungiornoall’altro spariscanel nulla l’interapopolazione della nostra città, che nove decimi della popolazione del nostro paese venga violentemente annientata. Proviamo ad immaginare di perdereda unmomento all’altro,i nostri parenti piùstretti, i fratelli e le sorelle, i genitori, i nonni e gli zii, di perdere tutto insiemegliamici vicini e lontani , di non avere con chi condividere ildolore, lontani da casa, espulsi dal lavoro, braccati e soli con un angoscia senza nomee che alla fine non ci siano nemmeno i cimiteri dove poter pingere i nostri cari. Proviamo a pensarequestoed altro e forse potremmo in parte comprendere cosa é stato il genocidionazista perchi lo ha subito, quale dramma interno esso abbia costituito per chi, salvatosi porta il fardello per chi non ci sta più, consumato dagli incubi e da un senso di colpa lacerante perquanto infinitamente irrazionale . Immaginiamoche peril prolungamento della nostraesistenza di qualche giorno o mese ,qualcun altro sia morto prima, che peruna selezione qualcun altro é perito nelle camere predisposte alla distruzionefinale, che per ognilavoro utileal nemico, come chimico o scienziato, un altro uomo senza volto sia statoanticipatamente inseritonel numero previsto dei morti degli uccidi di ogni mese. (…)

La Shoah é stato un evento tragico della storia.
Una pagina nera che segna una censura nel nostro modo di pensare. Ci sta un prima e un dopo Auschwitz. La storia della Shoah però e anche la storia della memoria della Shoah. Nell’immediato dopo guerra infatti pochi parlavano di Shoah. Ci stava il bisogno di rielaborare il lutto collettivo, di ricostruire le storie nazionali. E il sopravvissuto nel primo dopo guerra non abitava queste storie. La figura del testimone irrompe negli anni ‘60 del ‘900. Il Mossad cattura Heichman, esponente del partito nazista e stretto collaboratore di Hitler. Heichman verrà processato a Gerusalemme. Un processo di risonanza mondiale. Per la prima volta infatti abbiamo la testimonianza del sopravvissuto a confronto con il carnefice.
Ma tra il silenzio del dopo guerra e la cacofonia di oggi , l’eccesso mediatico rivolto alla memoria, la strada che dobbiamo percorrere é quella della conoscenza profonda, della consapevolezza. Dobbiamo pensare a una memoria come un lavoro della memoria. Come una memoria trasformativa , che trasforma noi stessi, non a una memoria come feticcio, non a una memoria statica, ma in movimento, viva, che ci serve per l’oggi e per il domani.
Oggi tutti i giorni dobbiamo fare memoria, perché per dire “mai più” bisogna saper dire “ io ci sono”, senza paura.
Se il come e fondamentale per comprendere, il perché é una domanda che non possiamo non porci.
Micol Meghnagi

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