Dove va l’Italia

Dove va l’Italia? E’ questa la domanda che mi assilla ed è ai giovani che spetta rispondere.

La novità è che emergono nelle coscienze della gente nuovi bisogni anche spirituali, e quindi la consapevolezza che il mercato non è una  legge naturale di fronte alla quale gli uomini si devono inchinare. Il mercato non è in grado di decidere dei bisogni, delle speranze e della creatività di un mondo di 7-8 miliardi di persone così diverse tra loro. Non è sostenibile un divario così grande tra lo strapotere di una economia mondializzata e la  pochezza della politica chiusa nei confini dei vecchi Stati. La verità è che il modello di sviluppo adottato negli ultimi decenni non funziona più. Nuovi attori sono in campo.

Chi comanda?  Si sono create strutture gigantesche come “Apple” e “Google” che padroneggiano le nostre vite.
Partiamo dalle cose. Cerchiamo di capire le dimensioni del cambiamento.

 

E’ finita una intera epoca storica. Bisogna capire perché l’Italia avendo già raggiunto cinquant’anni fa la soglia che le consentiva di fare il grande salto nel circolo ristretto dei Paesi più avanzati è stata lentamente respinta all’indietro. Per colpa di chi? In più i cambiamenti ambientali sono tali per cui la specie umana che abita il pianeta da un milione di anni rischia di scomparire tra poche generazioni. Occorre ricostruire la cultura con la quale dobbiamo guardare alle risorse naturali, beni ai quali abbiamo diritto di accesso perché senza di esse non possiamo vivere.
Ripartiamo da qui, ogni giorno, dagli asili nido, alle aule sovrannazionali, il dibattito sul bene comune non  resti chiuso nelle stanze senza costrutto. Parliamone di più, sempre, e su ogni mezzo disponibile. Fare questo spetta essenzialmente alla generazione nuova che si affaccia sulla scena. Essa comporta un salto di coscienza e quindi una mobilitazione e un protagonismo di quel popolo profondo che da troppo tempo non riesce a far sentire la sua voce. Abbiamo bisogno di una analisi più profonda. Chi la farà?

Autore: Mara Paella

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