Bullismo: espressione sintomatica di un malessere sociale atomizzato da ricomporre

Oggi si parla diffusamente di Bullismo. Esso si va vieppiù diffondendo nella scuola e nella società, come, peraltro, già impera nelle caserme militari e nelle carceri maschili e femminili e nei collegi e comunque vive in una comunità organizzata con finalità positive, ma che inciampa nella sregolatezza dei comportamenti umani incomprensibili.

Ma qual è il modello sociale odierno, che ha sostituito quello tradizionale della famiglia: madre, padre, figli, genitori, parenti, nonni, ecc. Ebbene è un modello nuovo dove l’autorità paterna è stata sottratta allo schema, che deve essere assolutamente paritario come equilibrio maschio/femmina ovvero uomo/donna. Si è pari in tutte le manifestazioni della vita. Resta una differenza in natura (la donna tiene in grembo un bimbo per nove mesi e poi lo fa nascere, lo allatta, lo accudisce, lo vive come carne sua, ecc.). L’uomo per affettuoso e paterno, che sia, non si trova in tale condizione. Di esso dopo un primo atto, si può fare anche a meno

Ma la società moderna, rispetto a quella c.d. borghese o patriarcale, ha fatto dei passi che sarà difficile rimettere in discussione. L’uomo guerriero e cacciatore e la donna puericultrice e casalinga non si addicono più alla vita moderna coinvolta nella dinamica delle intelligenze artificiali.

Ma ci sono anche fatti incontestabili, perché l’umanità tutta non è fatta ad una dimensione, con tutti i cervelli e le psicologie, che si muovo all’unisono e da quì i guai odierni. Facciamo qualche esempio. La mobilità territoriale e sociale ha portato all’incontro di soggetti provenienti da ambienti e culture diverse. Questi soggetti spesso si incontrano in una grande città, che non è patria di origine né dell’uno né dell’atro, ma i due, mettiamo ragazzi, e poi giovani o anche meno giovani, si incontrano, si piacciono, si accoppiano, vanno a vivere insieme. Oramai è così per l’80%: la vita di coppia maschio/femmina. Non hanno osservato il vecchio motto “Moglie e buoi dei paesi tuoi”. Essi sono moderni e svincolati, in apparenza, da ogni condizionamento esterno, se non il reddito per soddisfare i loro bisogni. Ma in vero il loro limite non è esterno, ma interiore. Ognuno di loro si porta dietro (inconsciamente) il vissuto atavico del quale non può liberarsi. Spesso tale coppia, dopo un poco di tempo di convivenza, si divide. Ognuno per la sua strada. Se non ci sono figli, poco male. Si può sempre ricominciare con altre esperienze. La sessualità oggi è libera. Peraltro, si può essere gay, lesbiche, bisessuali, transgenici, ecc. nulla quaestio oggi è tutto regolare, perché vi è una copertura legislativa. Ma ciò che sta esplodendo, e ci si limita, nel ragionamento, soltanto al fenomeno del bullismo scolastico, è il comportamento violento e prepotente ripetuto più volte da parte di singoli o di alcuni bambini o ragazzi o giovani dei due sessi gli uni addosso agli altri con atti di prepotenza, prevaricazione, da branco del più forte verso i più deboli.

Ma chi è il bullo capo branco o la bulla capo branco?

Sicuramene trattasi di soggetti determinati, caparbi, violenti, che trovano soddisfazione morale e psichica, se non fisica e sessuale, a fare del male, per trarre loro un vantaggio satisfattivo nei confronti degli altri, affermando con forza la loro personalità, che altrimenti non saprebbero affermare in modo diverso. Chi sono costoro? Che situazione hanno in famiglia? La coppia padre/madre, quando ci sono, quando e come è scoppiata? Qual è il tira e molla di chi guida in famiglia: è lei, la madre (dominante) o lui (dominato) o viceversa. Perché una è più accondiscendente, per un tipo di educazione, e l’altro è più rigoroso? Perché una dice no e l’atro dice sì, e rendono i figli schizofrenici, che non riescono più a capire dov’è il giusto e dove l’ingiusto, salvo scegliere la loro convenienza ed opportunità, dato che neanche i bambini sono Santi. Insomma, lo sforzo della parità tout court donna/uomo, uomo /donna non è riuscita secondo il modello legale. E, inoltre, non basta tutto il codice civile, penale ed ammnistrativo e l’assistenza sociale e la psicoterapia a risolvere i danni dell’incomunicabilità e dell’intolleranza tra i soggetti adulti, che senza rendersene conto gettano i loro figli o ad essere Bulli e Capo Bulli o ad essere oggetto di bullismo per la debolezza intrinseca della loro condizione psicologica. Non sono bastate le norme di legge sull’affido condiviso dei figli, anche quando i genitori sono separati o divorziati, non sono bastate le norme per il diritto dei nonni a vedere e tenere i nipoti, Sinora tutti gli sforzi del MIUR nonostante le ingenti somme spere ancora non hanno realizzato quella presa di coscienza delle famiglie (ma quali famiglie: de facto, de iure, mono familiari, affidatarie, same sex, ecc.?). Non si è risolto il problema nonostante i buoni principi dettati contro il bullismo ed i bulli, invitando i bullizzati a denunciare a comunicare a non vergognarsi a non nascondersi, ecc. e non sono state ascoltate le realtà nazionali e o locali nonostante la lettera al Ministro Fedeli cui Future Is Now ha aderito.

Domanda da considerare. I docenti ed insegnati possibile che non si accorgono di alcunché o prendono alcuni comportamenti come bravate innocenti? E i Presidi e i Direttori didattici che fanno? Vogliamo essere chiari: “Cercano il quieto vivere”. Anch’essi fanno finta di non vedere per il solito motto “Tengo famiglia”. Ma perché ciò? Perché i genitori singoli o associati o tutori del Bullo o Capo Bullo lo difenderanno usque sanguinem et usque vitam dichiarando che il loro pupillo o figliolo o figliola che sia, è buono/a forse ha fatto qualche scherzo, ma non si è mai visto, che abbia fatto male ad alcuno. E poi sono gli altri che lo hanno portato su cattiva strada. Si noti sempre gli altri. E ciò accade anche quando si fa uso smodato di droghe, che scorrono a fiumi nelle scuole italiane, dalle classi più basse a quelle più elevate. Ogni istituto scolastico dovrebbe avere a disposizione dei psicologi dell’età minorile che si dovrebbero occupare di queste faccende, ma lo dovrebbero fare con pieni poteri e la giusta autorevolezza del caso e non da “aspettiamo lo stipendio del 27 del mese”.

Se non si corre ai ripari con il bullismo, i Capi bulli saranno i nuovi criminali di domani. Questi saranno violenti, sopraffattori, chiederanno il pizzo, guideranno gli spacciatori, si divideranno le zone, si spareranno, gestiranno la prostituzione, faranno furti e rapine, riciclaggio e chi più ne ha più ne metta. L’esercizio del bullismo non è che una Palestra di inizio del mestiere del criminale. Purtroppo, sempre chi subirà l’azione dei bullisti sarà rovinato a vita. Poiché non tutti hanno la forza di reagire e sono spesso portati a subire e non dicono alcunché perché nella stessa loro famiglia non sono compresi e padre e madre e nonni e zii dovrebbero essere processati per il loro modo di comportarsi insensibile e non capendo i sintomi, che i bambini ed i ragazzi presentano. Non basta piazzare i piccoli davanti al televisore o mettergli in mano uno Smart phone e si sono risolti tutti i problemi!

Oggi la scuola non è più quella palestra di educazione e di disciplina, che vigeva fino al 1968 con i vecchi ordinamenti. Affidare i figli alla scuola, ovvero allo Stato, non significa essere sicuri di ciò che dietro quelle pareti scolastiche accade. Le cronache sono piene di fatti bui e vergognosi. Ma ciò che si sa è solo la punta dell’Iceberg dei brutti fatti che accadono, numeri hot line che non funzionano e vengono riaffadati ad onlus per l’incapacità di uffici e direzioni,  progetti che finaziano altre iniziative realizzate da associazioni vicine a partiti  dove si parla di bullismo in minima parte ma si fanno rientrare in finanziamenti per il bullismo (20000 € per un progetto nel 2015 seguirà ampio approfondimento….).

Pertanto, Bullismo, Cyberbullismo, Violenze di ogni tipo debbono essere fermati e lo Stato deve prendere coscienza che oramai la trasparenza dei finanziamenti pubblici è la nuova spada di Damocle anche perchè altrimenti il fenomeno non si riuscirà mai ad arginare.

Salvare la vittima del bullismo è un dovere, ma occorre salvare anche il carnefice bullista, perché essi sono il frutto della responsabilità di una società, che si è frantumata e non ha offerto più valori certi e duraturi ai ragazzi e alle ragazze, presa com’è nell’individualismo asolidaristico e nel godimento individuale ed egoistico, a prescindere da ogni responsabilità.

Nessuno può affermare “Io non c’entro”.

Dal 1968 ad oggi ci entriamo tutti e siamo tutti colpevoli dei danni procurati alle giovani generazioni. Rompemmo l’uovo, ma non sapemmo fare la frittata. L’Homo novo è più smarrito dell’Homo vetus. Il Bullismo è l’effetto dei nostri errori. Facciamo ancora in tempo a correggerli,

quindi Ministra aspettiamo una risposta alla Lettera ci siamo co-firmatari

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