I rischi del bullismo 2.0 conoscere il diverso per comprendere se stessi

Bullismo e Cyber bullismo
Ogni giorno avvengono migliaia di episodi di bullismo e ogni giorno vengono pubblicati migliaia di articoli in cui viene denuncia la crescita esponenziale diquesti fenomeni di violenza. Ciò appare evidente in molti articoli come quelli che escono su quotidiani come
“ La Repubblica” il 5 settembre 2015 “Primo giorno di scuola: famiglie preoccupate per bulli e mense”  o quello intitolato:
“La piaga del bullismo”  del 6 febbraio 2016, pubblicato due giorni prima de:
“Il bullismo su Internet e le parole da cancellare”     sul Corriere della Sera.
Ma si tratta davvero di un fenomeno in crescita ? Oppure è un fenomeno instabile, e non per forza ascendente, che può aumentare e diminuire come, per esempio, la criminalità?
E poi si tratta di un fenomeno recente ?
Quando nessuno ne parlava apertamente, o meglio, quando i media non ne parlavano esisteva comunque ?
Lo stesso termine “bullismo” è recente; coniato nel nel 1993 da Farrington.  Esso derivadalla parola inglese “bullyng”.
Eppure anche la letteratura ha contribuito a raccontare storie di sopraffazione, esclusione , prepotenza e quindi di bullismo, pur non esistendo ancora il termine esatto per cui noi oggi indichiamo questo fenomeno. Già Verga, quando scrisse “ Rosso Malpelo” parlava di una storia di bullismo. Non a caso, il vero nome di di Malpelo non è Malpelo: è un soprannome, un nomignolo che gli hanno affibbiato a causa del suo caratteraccio. Malpelo è una vittima del bullismo, viene escluso e preso in giro dai suoi compagni, accetta punizioni senza protestare ma, ancora prima di riceverle, è pronto a vendicarsi con triplicata crudeltà. Malpelo sceglie la via sbagliata, diventando egli stesso un bullo.
Il bullismo è figlio della noia. Non trovare il senso alla propria esistenza porta il bullo a trasformare gli altri nell’oggetto del proprio fallimento interiore.
Secondo ciò che dimostrano le migliori ricerche, soltanto quando il bullocomincia a sviluppare interessi reali per la vita tende ad attenuare o ,addirittura, a far scomparire il proprio atteggiamento aggressivo nei confronti dell’altro. L’età giovanile è fondamentale. Se si struttura la propria adolescenza nell’azione bullista il rischio è che entri a far parte e diventi un aspetto del carattere della persona, trasformandosi così in micro-criminalità o in vera e propria criminalità.
Di fatto è importante anticipare questi possibili sviluppi, intervenendo prima che si strutturino.
Il bullismo è certamente un fenomeno psicologico, dovuto alle caratteristiche psico -sociali della persona, ma trova, se non una legittimazione, una mancanza di argine nella società.
La società ha, in questo caso una doppia responsabilità. Da una parte non stigmatizzare nell’età dell’adolescenza certi comportamenti, dall’altra intervenire in modo fermo e costruttivo. Occorre, quindi , trovare la giusta misura tra la repressione e la difesa delle vittime e il recupero del disagio. Il bullismo è un abuso di potere ripetuto nel tempo, in cui il bullo prevarica la vittima condizionando la sua vita privata e sociale. Gli atti di bullismo si manifestano con la prevaricazione di una persona, con il suo isolamento, con il suo spavento, con la sua intimidazione. Il bullismo ha il suo interno molteplici  fumature.
Esiste il bullismo di esclusione, dove la vittima è interna al gruppo e viene umiliata e perseguitata in quanto considerata “ diversa” dal modello identitario e culturale prevalente nel gruppo. Esiste il bullismo di inclusione, dove le vittime sono i più piccoli che, per essere ammessi nel gruppo, devono sottoporsi a persecuzioni “ ritualizzate”. Infine, esiste il bullismo persecutorio, dove entra in gioco la leadership del gruppo ( della banda) che designa la vittima in maniera per lo più casuale. Il bullismo ancora si può manifestare in modo “diretto” e “ indiretto”. Il bullismo diretto è un bullismo fisico. Esso consiste nel spingere, picchiare, insultare, minacciare gli altri. Il bullismo indiretto , invece, si gioca su un piano psicologico, meno visibile e più difficile, quindi, da individuare.
Il fenomeno del bullismo ha come protagonisti non solo l’oppressore e la vittima, ma anche gli spettatori. Il bullo si giova della zona grigia, ovvero di tutte quelle persone che per vigliaccheria, compiacenza, paura di divenire la “ prossima vittima” o indifferenza non denunciano e non si schierano con il più debole.
Questa zona grigia è ancora più forte nel bullismo digitale, o meglio, cyberbullismo. Mentre la visibilità alimenta il bullo tradizionale, nel cyber bullismo entra in gioco l’invisibilità.
Negli ultimi quindici anni l’evoluzione tecnologica è stata pervasiva e capillare, portandoci ad un vero e proprio cambio di paradigma culturale , ad una rivoluzione mentale prima ancora che tecnologica; ad un mentalità reticolare. La rete però presenta anche il suo lato oscuro. Infatti, la familiarità dei giovani verso le nuove tecnologie non li ha resi anche consapevoli delle potenzialità distruttive del mezzo. Basti pensare alla poca attenzione alla privacy, alla facile confidenza data agli sconosciuti e all’inevitabile cyber bullismo.
Il termine cyber bullismo fu coniato dall’educatore Bill Belsey nel 2002, e ripreso nel 2006 da Peter Smith, che definì il cyber bullismo come “ un atto aggressivo e intenzionale, condotto da un individuo o gruppo di individui, usando varie forme di contatto elettronico, ripetuto nel corso del tempo contro una vittima che ha difficoltà a difendersi ” ( Smith, 2008).
Con il termine cyber si intende tutto ciò che è elettronico e che ha una diffusione virale. Ed è proprio quest’ultima caratteristica a creare un’angoscia distruttiva nella vittima ed una incapacità di far fronte ad un sentimento profondo di vergogna e esposizione al collettivo.
A differenza che nel bullismo tradizionale, nel cyber bullismo è più difficile intervenire : il web non è controllabile.
I testi e le immagini volgari e minacciose rimangono indelebili difficili da cancellare. Le calunnie e le offese si diffondono a macchia d’olio tramite le mail, le chat, i blog e i social network.
Esistono diverse tipologie di cyberbullismo. Tra queste è importante segnalare le più comuni e diffuse:
Il flaming è un violento litigio on line con uso di linguaggio volgare,
l’harassment è una molestia ripetuta, la denigrazione è una sorta di gogna pubblica, di pettegolezzo crudele e offensivo che danneggia l’immagine della persona.
Il cyberstalking arriva fino alle minacce fisiche e la vittima inizia ad avere una vera e propria paura fisica e psicologica, l’outin gestorto è la registrazione fatta in un clima di fiducia di confidenze private pubblicate poi sui social network o sui blog o sui gruppi. In questo caso si aggiunge anche il tradimento. Un caso tipico del bullismo digitale è il vero e proprio furto d’identità con il quale creare le situazioni più incredibili che colpiscono però sempre la vittima.
Secondo il rapporto Ipsos 2014 per Save The Children i social network rappresentano la modalità d’attacco preferita dal bullo (61%) , che colpisce la vittima attraverso la creazione di un gruppo “ contro” ( 57%) o la diffusione di immagini e foto denigratorie (59%) . C’è poi il fenomeno del furto di messaggi privati e foto private rese pubbliche (48%) e la diffusione di notizie false sulla vittima ( 58%). Il bullismo è inoltre considerato dal 69% dei minori italiani intervistati come un problema più grave della droga, dell’alcol e della possibilità di ricevere molestie da un adulto.
Il cyberbullismo secondo i ragazzi ha conseguenze sul rendimento scolastico (38%), sui rapporti sociali (65%) e può portare a conseguenze sulla salute come ansia e depressione (57%).
Se le caratteristiche essenziali del cyber bullismo non differiscono dal bullismo tradizionale, le conseguenze sono più gravose per il numero di persone coinvolte e per la forza pervasiva e capillare del messaggio mediatico. Non è da sottovalutare anche la dipendenza dal web sia per la vittima sia per il carnefice innestando così una spirale difficile da combattere. Le soluzioni non sono semplici. La strada è quella dell’ascolto, dell’educazione e della comunicazione ma anche d’interventi legislativi. Dove esiste autostima e consapevolezza di sé, il bullismo non riesce ad attecchire.
 analisi di Micol Meghnagi
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